I’m back!

Eh sì, Claire is back! In tutti i sensi: sono tornata nella madre patria da  quasi un anno ormai, lasciando mamma Londra al freddo e al gelo.  Sono tornata nel web, tra nuove parole, nuove sensazioni, nuove avventure e, molto probabilmente, nuovi spezzoni di vita… Claire ha lasciato a Londra tutto quello che la riguardava, aprendo un capitolo del tutto brand new, ricominciando daccapo con una bella boccata d’aria fresca (mica tanto ultimamente). God save the queen, per carità, ma dopo un po’ anche sierragolfcharlie (chi conosce l’alfabeto militare capirà l’anagramma).  Talking about real s*it, in Italia non si sta così male come ricordavo, Claire si adatta facilmente e sono sicura che a breve tornerà con delle novità del tutto inaspettate.

Stay tuned!

Claire

Quel nome mai detto – part.2

Paradossale, come tutto ebbe inizio dalla fine. Così breve, invivibile, impercettibile. Tutto? Inizio? Fine? Sì, sono parole importanti, ricche di significato.

Significato che, in fin dei conti, è alquanto povero e insulso.

Sarebbe bello dare a questi termini, così pieni di campo semantico, in seguito, un lieto fine.

Credo, però, che per il bene di tutti, questi restino nel limbo, fini a se stessi, senza che si vada troppo oltre limiti. Quali limiti?

Beh, quelli che, seppur immaginari, è bene rispettare, perché imposti dalla “te normale.” E non da quella sfacciata e menefreghista della “te-io profondo rosso”.

La vita della “te normale” è reale, tangibile, da vivere giorno per giorno. La tua parte Hyde, per quanto profonda,tetra e nascosta, è irreale, pura fantasia e tu sei un po’ cresciutella per il mondo delle fiabe.

Nonostante queste siano state le tue compagne d’infanzia, ora non puoi pretendere che pure la tua, di storia, abbia un “… E vissero felici e contenti”.

Maledette principesse e maledetti principi azzurri. Non potevano, queste viziatelle, nascere semplicemente lesbiche? O perlomeno non in una continua ricerca della perfezione?

ora noi siamo solo delle povere vittime incolumi di un’infanzia passata ad aspettare l’età giusta per trovare il fatidico “per sempre”. Chiaramente, crescendo, abbiamo capito che nulla è per sempre, a parte i diamanti, e che avere un belloccio, fedele e che prometta mari e monti (e che te li faccia realmente avere) è, ovviamente, solo per le sognatrici più incallite. Per tutto il resto c’è MasterCard, no?

Superati i vent’anni ti accorgi che il tuo principe azzurro non è biondo con gli occhi cerulei, che non arriva presso la tua dimora a cavallo di uno stallone puro sangue e che non ha un sorriso alla “mentadent “.

A vent’anni te lo immagini scuro, carnagione bronzea, con quella barba incolta che ti fa sciogliere, con il petto villoso (perché no?) E a cavallo di altri cavalli, magari di una bella Harley Davidson.

Dannato, intrigante, misterioso, anche un po’ stronzetto.

Arrivi alla soglia dei 25 anni e ti accorgi che non hai più così tanto tempo per le stronzate, Che ti devi sistemare, perché sai bene che “… Una volta superati 25 anni i 30 sono praticamente alle porte” e che “… Magari è il caso di pensare a metter su famiglia, figli, nipoti e compagnia cantante…”. E magari anche una forchettata di cavoli vostri. E il pranzo è servito. Così, per evitare nonne, zie e le loro solite domande invadenti, provi a sistemarti, trovi un lavoro, trovi un fidanzato e cerchi di tenertelo stretto, ci vai a convivere, provate a pianificare una vita assieme; tu accenni al matrimonio, ma no, è ancora un tabù, quindi batti in ritirata prima che il colpo sia troppo forte da ritorcersi contro di te. 

Il tuo compagno ti vizia, ti loda (e ti imbroda) di continuo, ti ripete quanto sei “bella gnocca” (anche se sai per certo non essere così), ti palpeggia di continuo, sì, anche in pubblico, ti ricorda ogni due per tre quanto sia voglioso, ma poche volte ti ricorda quanto ti ama, quanto si trovi bene con te, quanto sia cotto a puntino. 

Mai un gesto romantico, un fiore, una lettera. I pantaloni, nella coppia, toccano a te, a quanto pare. Ascolti i discorsi delle amiche, molte di loro hanno ricevuto una proposta, altre si sono appena sposate, chi è in attesa di qualche pargolo, chi ha già dato alla luce delle meravigliose creature. Poi ci sei tu: tua madre che vuole diventare nonna, la tua migliore amica che vuole diventare zia, tua babbo, che invece si accontenta di restare tale ancora a lungo, è l’unico che ti sostiene e che ti dice che effettivamente “…non c’è alcuna fretta”.

Così, cullata e rassicurata da colui che è e resterà il primo e unico uomo della tua vita “per sempre”, mentre gli altri pensano ai nomi da dare ai propri figli, tu dall’altra parte ti chiedi se stasera vorrai uno chardonnay o un Sauvignon.

Ah sì: anche dove andrai in vacanza per le prossime ferie.

Gira così, ultimamente, la ruota.

Una ruota con gli pneumatici lisci: più spingi sul freno, più il veicolo perde aderenza col terreno, rischiando di ribaltarsi. Una situazione molto simile alla tua, in fondo: prima poi ci sarà un ostacolo pronto a pararsi davanti e a frenare questa discesa libera.

A questo punto non sai se ritenere l’ostacolo un impedimento o un ausilio. Come al solito dipende dai punti di vista. Il tuo, ultimamente, è un po’ confuso, dunque poco affidabile.

Spesso, però, gli ostacoli vengono usati per rafforzarti, per darti nuove esperienze dalle quali imparare.

Saltato questo riprendi la tua discesa libera? O che ne dici, magari, di una bella revisione?

Candele, olio, sospensioni… Non si sa mai.

Ma tu che vuoi fare con questo ostacolo? Lo vuoi oltrepassare o vuoi farti travolgere totalmente? La prima opzione sarebbe la più opinabile, la più leale, ma… Quanto ti piace il mistero, il proibito, la sorpresa?

Potresti farti male, e dopo esserti ripresa, saresti in grado di proseguire facendo finta di nulla?

To be continued…

Molto presto, esattamente tra 3 giorni, verrà pubblicata la seconda parte di “Quel nome mai detto”, mini romanzo a puntate. Nel frattempo vorrei invitarvi a seguirmi, magari a lasciare dei commenti, dei consigli su come migliorare o su cosa evitare. Condividete, re-bloggate come meglio preferite, non può che farmi piacere! 

Claire 

Amanti della lettura 

Per tutti coloro che amano passare il proprio tempo libero a leggere, vi chiedo, nel caso vi interessi il genere, di passare per questo canale, dove verranno pubblicato settimanalmente degli episodi di racconti elaborati dalla sottoscritta, Claire. Vi chiedo di condividere e informare i vostri amici “topi di biblioteca”! Grazie per l’aiuto 🙂

Quel nome mai detto-pt.1

Tutto iniziò con una non stretta di mano…
tutto iniziò con uno sguardo non incrociato…
Tutto iniziò con un nome mai detto…
Ci sono cose che si danno per scontate, come un: “ciao, mi chiamo…”
Oppure “piacere, io sono…”
Talvolta ripetiamo una serie di azioni talmente in maniera automatica
che non ci accorgiamo di quanto siano importanti.
Poi, in un modo o nell’altro quelle mani si sfiorano…
Poi, in un modo nell’altro quegli sguardi si incollano…
Poi, in un modo nell’altro quei nomi si ripetono spesso.
E tutto finisce in una lunga via, con le luci soffuse che si uniscono
al buio della notte e al colore di un cielo lo sfumato di nuvole
minacciose.
Si torna a casa, ognuno per la propria strada, direzioni opposte,
mezzi diversi, orari sballati, altre vie, altre vite, e tutto riprende
a girare, più o meno, come prima.
Come se non fosse successo nulla.
Ed è proprio quel nulla che ti riporta alla realtà, con i piedi
ancorati a terra, con la testa incollata alle spalle e con la lingua
collegata al cervello, lasciando al cuore la sua principale funzione
vitale e nient’altro.
Si viaggia in lungo e in largo, da una nazione all’altra, quasi senza
accorgersene. Poi ti fermi a riflettere e capisci che il cuore, oltre
alla funzione fisica del battito per la vita, ha un ruolo portante
nell’ambito delle emozioni; da qui una serie di “problemi”: la
lingua si scollega dal cervello, la testa magicamente se ne torna
leggera tra le nuvole, le stesse che ti accompagnavano in lungo e in
largo da una nazione all’altra, ma rimanendo sempre con i piedi
ancorati a terra, quella stessa terra in cui la realtà ti è nemica,
ritrovandoti così nel solito nulla cosmico.
Il nulla, così utile quando non sai che fare, così inutile quando hai
impegni, di qualsiasi tipo.
Al lavoro non dovresti avere distrazioni, dovresti essere una persona
seria, dedita alla tua professione, con attenzioni speciali ai tuoi
clienti e pensare solo al loro.
Ti trovi, invece, a rincorrere la tua testa, che nel frattempo è
sgattaiolata via nuovamente e la vedi rotolare, rimbalzare al suolo
e farti un cenno, come per dire: “beh, ora sono problemi tuoi”.
Un suono, due o tre parole ordinate con tono gentile e capisci che il
tuo lavoro è giunto al termine e con esso anche l’ottima compagnia
(che non è facile da trovare), le risate, gli sguardi d’intesa con il
tuo amico che, sì, ti conosce bene e sì, sa cosa ti sta passando per
la testa che, nel frattempo, volente o nolente, con un veloce Rewind è
tornata a far parte del tuo corpo.
Ti conosce e conosce i tuoi pensieri, conosce le tue sensazioni e ti
osserva di sottecchi, con fare quasi disinteressato, giusto per non
dare nell’occhio. Ma tu lo conosci altrettanto bene e tutte queste
cose non te le stai immaginando, le sai per certo.
C’è un’intesa che vi unisce, lo sapete entrambi, le parole non servono affatto.
Lui sorride sotto i baffi, si gira, ma tu lo sai e gli dici di
smetterla, ma no, non attacca e il tuo amico diventa paonazzo perché
più si trattiene, più gli viene da ridere, perché sa la tua
situazione.
E poi chiaccheri con qualche amico e ti distrai dalla tua situazione
per qualche minuto, chiacchiera che ti ri- chiacchiera ti chiedono se
vuoi un passaggio a casa, sempre benaccetto, soprattutto quando sono
le 2:30 del mattino inoltrate e tu sei a zonzo, sempre per lavoro,
dall’una del pomeriggio. Una chiacchiera tira l’altra, poi
esci, continui a parlare e ti accendi una, due o forse tre sigarette
senza rendertene conto;  ed è dopo la terza sigaretta che ti
accorgi che il tuo respiro non è più regolare, ma un po’ apneico e
così pensi come mai fossi in procinto di morire intossicata e lì ti
riconnetti alla realtà, crudele, onnipresente guastafeste, pronta ad
apparire quando meno te lo aspetti.
“Ehi, tutto bene?”
“Sì cara. Tutto bene”
“Ti vedo un po’ pensierosa…”
“No no. È solo quel cretino del mio cervello che ha scelto il peggior
momento per attivarsi…”
La tua amica ti guarda incuriosita, tu sai il perché ma fai finta di
niente. Non hai voglia di raccontare le tue sensazioni (sì, sempre
quelle), perché in fin dei conti non c’è proprio un bel nulla da
raccontare.
ma allora, se non c’è nulla, perché il criceto continua a girare?
Che trip assurdo… Tutto ciò, inoltre, per accorgerti che non è a
“cosa” stai pensando, bensì a “chi”…
E qui hai un tuffo al cuore.
Un doppio tuffo carpiato dalla piattaforma. però hai fatto
talmente tanto schifo che è stato valutato con 5/3.6 e 4.2. Not good.
Sai che “It’s not good” perché non è una cosa giusta. Ma che ci puoi
fare? Beh, ci sarebbero tante cose da fare per smettere di pensare…
Sì, tipo… Per esempio… Ah, trovato! Meditazione? No, no. Meditare è
sinonimo di pensare… Cucinare? Sì, e perché? Forse dipingere… Forse…
Nel frattempo, più cerco di trovare l’attività ludica atta a non
pensare, più mi ritrovo col cervello in moto. penso al lavoro, che non
è male in fin dei conti…
Penso alla famiglia e i pochi amici rimasti. Sono lontani…
Penso alla mia attuale casa; chissà per quanto tempo ancora ci abiterò…
Penso alla giornata lavorativa appena finita, agli impegni personali,
quelli sentimentali…
Penso a quanto mi piacerebbe essere una farfalla: vita breve, l’effimero 
tempo  in vita passarlo a volare, senza troppi pensieri, ammirata da
tutti per la sua bellezza e la sua eleganza. 
Infine guardi i tuoi due piedi, attaccati alle gambe. Due braccia e
due mani. E come tutti i bipedi terrestri cammini eretto (più o meno),
pensando al tuo nulla amico/ nemico di sempre.
Penso a quanto mi piacerebbe essere una sirena: creatura mitologica,
che incanta tutti i naviganti con il suo canto ammaliante,
affascinante, intrigante, sfuggente, sinuoso.
Infine guardi sempre le tue gambe, rifletti sul fatto che una sirena
sognerebbe tanto averne due, per poter camminare e vivere sulla tua
terra ferma. Forse, ti dici, va bene così. Eppure, è così bello essere
se stessi… Essere se stessi include pure essere dei sognatori
incalliti. Sogni proibiti, sogni realisti ma irrealizzabili. Sogni che
ti rallegrano, che ti migliorano la giornata.
Sogni che vorresti condividere con chiunque, ma che ti tieni stretta,
chiusi a chiave nel cassetto dell’io, oscuro, profondo, tabù, che per
assurdo non concedi nemmeno alla te “normale”. Sogni che restano tali,
ma è meglio così.

Benvenuti

scritturaCiao a tutti! Blog fresco fresco di apertura, verrà battezzato a breve con il primo post. Vorrei prima di tutto rubarvi due minuti per introdurvi a ciò che sarà il contenuto di questo blog. La scrittrice in questione è la sottoscritta che, per ragioni di privacy, utilizzerà un nome di fantasia. La mia intenzione era quella di aprire un blog in stile ”Feuilleton” o più semplicemente ”Romanzo d’appendice”: racconti brevi, storie di fantasia, pubblicati a puntate. Personalmente mi piacerebbe pubblicare un capitolo ogni settimana; in base ai follower e all’interesse mostrato, il periodo d’intermittenza tra un capitolo e l’altro potrebbe cambiare. Tutto dipende da voi e da quanti sarete a seguire il piccolo mondo di Claire. Racconti “al volo”, appunto, perché brevi e veloci da leggere, ma anche perché la scrittrice lavora nei cieli, sfrecciando da una parte all’altra d’Europa.

Vi auguro una buona permanenza su questo canale e buona lettura!

P.S.: si accettano commenti, consigli e critiche costruttive, nei limiti dell’educazione e della decenza!

Claire